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“L’inesatto” dei Vanderlei

vanderleiLa band, nata nel 1999 come Kybbutz, cambia nome nel 2005 dando vita ad un nuovo progetto, quello dei Vanderlei. I cinque bolognesi hanno conservato comunque una certa esperienza durante il loro primo progetto che ha permesso loro di arricchire il proprio curriculum musicale grazie a numerose presenze live affiancati anche da band rinomate come i Verdena, i Meganoidi o i Modena City Ramblers per volerne citare alcuni.

Il nuovo progetto ha all’attivo un Ep, “1234” (2007) ed il primo album, “L’inesatto”, del quale parleremo, che ha visto anche la preziosa collaborazione dell’ex componente dei Scisma, Paolo Benvegnù. Nove brani dotati di una grande forza e sicurezza che la band intende mostrare, una band che sa il fatto suo e che presenta sicuramente una buona preparazione tecnica e musicale da parte di ogni componente. Nell’album si coglie particolarmente il grande apporto dato da Paolo Benvegnù che si è preso cura della produzione artistica. Quella dei Vanderlei non è una band alle prime armi data l’accertata esperienza pluriennale e la capacità di dar prova delle loro abilità. In realtà non pensiamo abbiano dato il massimo con la creazione del disco che non è per nulla cattivo ma manca comunque di alcuni aspetti che l’avrebbero sicuramente reso un album di qualità. Parliamo di scioltezza musicale, un particolare che manca in quanto i brani sembrano procedere con indifferenza ed incostanza, ma dando anche l’impressione che vi sia un freno a rallentarne il tutto. La band ha adottato uno stile che esce dagli schemi e cerca di creare delle strutture o forme irregolari, una scelta coraggiosa e, purtroppo, difficile da proporre se non ad una stretta nicchia di spettatori. “L’inesatto” contiene arrangiamenti, riff o ritornelli legati ad un post rock privo di espressione ma non per questo cattivo. La band bolognese potrebbe trovare delle difficoltà ad emergere proprio per questo sound che riesce a spiazzare il pubblico ma contemporaneamente a lasciarlo senza parole.

Speriamo che i Vanderlei riescano a portare avanti il loro progetto, rivolto verso un pubblico che sappia capirli ed apprezzarne le loro divergenze.

Tracklist
1. Cedere
2. L’inesatto
3. Il dunque
4. Pittori
5. Gioco
6. Santissimo Dubbio
7. Il fascino dell’attimo
8. Lobi
9. Graffi

Formazione:
Cristian Volpi [voce e chitarra]
Massimo Gandolfi [chitarra]
Stefano Franchi [chitarra]
Piero Gualandi [basso]
Vincenzo Matozza [batteria]

WebSite: http://www.vanderlei.it/
MySpace: http://www.myspace.com/musicvanderlei

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Il Pifferaio di Pandora: il disco degli Unsense

Unsense Nati del 2004, gli Unsense conservano avidamente le proprie influenze che hanno permesso la loro formazione e che si palesano senza troppi giri di parole nella loro musica. Nasce quindi il “Pifferaio di Pandora”, un buon disco che auguriamo di ascoltare e gustare, possibilmente in ambienti rilassanti e calmi.

Sono dodici i brani che poniamo senza troppi dubbi in spazi che si nutrono di psichedelico rock. I suoni si contraddistinguono, limpidi e trasparenti, e creano l’ambiente che ricorda spesso i Pink Floyd. Ambiente arricchito da un’impronta blues tipica dei Doors, altra palese influenza, domata da una voce che inevitabilmente richiama alle menti la vocalità e la poesia del Re Lucertola, Jim Morrison. Così descriviamo le sensazioni che emergono dal primo ascolto. Più ascolti invece ci portano in una dimensione ancora più definita e studiata, in uno spazio creato volutamente dalla band per imprimere e trasmettere la loro orma, incidendo dei brani che rispecchiano le loro emozioni e il loro stato mentale. Con più attenzione quindi si nota una certa delicatezza che mantiene i suoni sospesi, contornati da luci soffuse e colori chiari. Tecnicamente i cinque musicisti dimostrano una mente ampiamente aperta ed accogliente, disposta a cantare in inglese ed in italiano togliendo in tal mono i paletti ed allargando il campo senza limitazioni. Potrebbe essere una strategia questa, così da catturare e mantenere viva l’attenzione e non stancare l’orecchio. I brani contengono poi pennellate di vivacità ed espressività, che mai dispiacciono ma che al contrario permettono di abbandonarsi ai suoni che fluidi abbracciano l’ascoltatore e gli stessi musicisti.

Un disco intenso, un mezzo di trasporto, un viaggio senza origini né meta e cinque musicisti in grado di guidarci verso una profonda immersione. Questo è “Il Pifferaio di Pandora”.

Tracklist:
01. Intro
02. Contact me
03. Ritornerò e brucerò
04. London track
05. Dying breed
06. Calori eterni
07. The bitch song por dios
08. LA blues
09. My new direction
10. Indian sun
11. Crisalide
12. Il pifferaio di Pandora

Formazione:
Alan: chitarra,piano,tromba
Paolo: chitarra,effetti
Davide: basso,effetti
Matteo: batteria
Samuele: voce…
La copertina è stata realizzata da Corrado Roi (illustratore delle tavole di Dylan Dog).

MySpace:  http://www.myspace.com/theunsense

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Ecco le “Dodici storie nere” de Il Club dei Vedovi Neri

il club dei vedovi neriNascono le “Dodici Storie Nere”, raccontate con eleganza e classe dal Club dei Vedovi Neri. Un altro lavoro in grado di discostarsi dalla musica italiana standardizzata per proporre un lavoro insolito e distintivo.

“Dodici storie nere” è l’album d’esordio di questa band, legata particolarmente alla nostra lingua che chiaramente è comprensibile ed aperta a tutti e contribuisce ad esaltare la trasparenza e l’identità della band.
La musica qui proposta è inserita perfettamente in un contesto il cui scopo è quello di ricreare un ambiente che ricorda quello tipico dei cantastorie anglosassoni. Così è facile ricordare le popolari ballate inglesi, in chiave italiana ed ovviamente più moderna ed innovativa.
Le dodici oscure storie studiate per dodici brani vengono narrate attraverso il linguaggio comune, che è proprio quello musicale, seguendo una concezione che si allarga ad abbracciare più di un genere in modo da creare un lavoro variegato e piacevole per un pubblico allargato e misto. Importanti e fondamentali, assieme alla voce calda ed intima di Francesco, sono i testi che esprimono e raccontano di emozioni, fantasie, tormenti e paure dei protagonisti. I brani, tanto espressivi quanto stravaganti, meritano un acuto ed attento ascolto per una buona comprensione dei testi e delle parole. Alcuni ricordano la famosa “Geordie” di Fabrizio De Andrè, in particolare la nona traccia, “Dicembre”. Da ogni brano è possibile estrarre il tocco personale e caratterizzante, ingrediente che rende i brani l’uno diverso ed autonomo rispetto all’alto. La chitarra è seconda protagonista e conduttrice dei suoni e delle musiche che creano un immaginario contesto coerente ai testi ed ai racconti.

Un insieme di storie che mostrano un certo livello musicale ed una certa qualità. Musiche italiane oscure e mistiche indubbiamente piacevoli da ascolto hanno le basi per rendere il disco interessante ed avvincente.

Track List:
01. Letizia
02. E’ l’ultimo
03. Lungo il fiume
04. Meglio di niente
05. Il giorno di una rosa
06. Quando canta il gallo
07. Il violinista
08. Presto o tardi
09. Dicembre
10. Non è un sogno
11. Seconda pelle
12. Tra le sue mani

Registrato e Mixato da: Claudio Brizi e Massimiliano Giannuzzi
Claudio Brizi: chitarra, basso, piano, ukulele, mandolino, armonica
Francesco Casarini: testi, voce, armonica, percussioni
Davide Barbatosta: tromba
Paolo Carloni: piano
Giulia Matteucci: voci
Renato Raineri: batteria

MySpace: http://www.myspace.com/ilclubdeivedovineri
Sito Web: http://www.vedovineri.it/

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]