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Costruiamo palazzi: il nuovo album dei Kalamu

kalamuUn’altra bizzarra e giustamente eccentrica band che dimostra quanto si sia diffuso il desiderio di esprimere  attraverso la musica quell’amore che lega alla propria regione: è il caso dei Kalamu che, direttamente dalla Calabria, ritroviamo tra le nostre pagine. Il nome scelto dai giovani musicisti è già una biglietto da visita: Kalamu infatti racchiude in una sola parola l’intenzione della band, quella di offrire della buona musica calabrese (Mu=musica, Kala=kalabra).

Quello dei Kalamu è un coinvolgente esperimento la cui idea è quella di miscelare sapori folk e punk in un unico carattere che è quello del folk rock sperimentale, un  insieme di propositi  che i Kalamu concentra nell’ultimo  album dal titolo “Costruiamo palazzi”. Caratteri punk e rock arricchiscono uno per uno i dodici brani che compongono l’album, padroneggiato da quel carattere ormai proprio, rappresentato da musicalità invitante e piena di vita, in grado di coinvolgere facilmente quel pubblico amante di ballate notturne (e del buon vino, potremmo osare). Spensieratezza ed allegria trapelano dunque da questo gruppo che invitiamo ad ascoltare, possibilmente dal vivo.
Ottima e ideale è la strumentazione, ricca di strumenti, tutti in sintonia e ben coordinati,  la cui chiave è rappresentata da quell’immancabile componente folk che arricchisce, completa, riempie, avvolge: la fisarmonica.
Le dodici ballate dell’album descrivono efficacemente dei concetti predominati da quella chiara impronta folk che ritroviamo in brani vivi ed energetici come “Non tengo denaro” o “L’acqua fa male” in cui la sensazione è quella di una band piena di personalità e la cui identità la si ritrova ascoltando uno per uno ogni pezzo. Ciò che colpisce e si risalta è anche la capacità dei Kalamu di riuscire a congiungere i tratti rock e folk con abilità, come in “L’aria della festa” o “Il sogno s’avvira”, buon esempio quest’ultimo, di come la band sia riuscita ad inserire con la chitarra un’impronta rock in una ballata tipicamente folk.

“Costruiamo palazzi” è in definitiva un album che può essere apprezzato da un tipo di pubblico ampio e variegato, l’ascolto dell’album infatti non è ideale soltanto per amanti di questo genere sperimentale ma è destinato sicuramente a chi oltre alla voglia di ascoltare ed esplorare nuove creazioni musicali ami trascorrere le proprie serate a ballare davanti ad un palco la cui atmosfera è sempre quella di festa.

Tracklist:
01. Ciaula
02. Non tengo denaro
03. L’acqua fa male
04. L’ellera
05. Costruiamo palazzi
06. Tutti giù per terra
07. Il sogno s’avvira
08. L’aria della festa
09. Sangue avvelenato.
10. Dove andare
11. Na ballata
12. Il temporale

I Componenti:
Irene Cantisani: Voce, Nacchere e Flauto
Paolo Farace:Voce, Battente e Chitarra Acustica
Gianfranco Enrico: Voce e Basso
Armando Frangella: Fisarmonica e Violino
Pasquale Perrone: Chitarra Classica, Battente e Mandola
Andrea Leopardi: Batteria
Luigi Sgamba: Tamburelli, Tammorra, Djembe’, Darbuka e Tromba

Etichetta: Sana Records
Agenzia di riferimento per la Sicilia: M.G. Music Promotion

Sito Webhttp://www.kalamu.org/index.html
MySpace:   http://www.myspace.com/kalamuorg

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

“Giudizio universale”: il disco degli OverFourteen

OverFourteenLa band degli OverFourteen nasce nel 2006, la sua stabilità la trova già nel 2007, sia per quanto riguarda la line up che per lo stile artistico e musicale che comincia a delinearsi. La band si mette subito al lavoro collezionando un gran numero di presenze live e dedicandosi a questo primo album. “Giudizio universale” è un album costituito da 9 accesi brani, il cui genere può facilmente essere definito molto vicino al Rock degli anni ‘80.

Riff travolgenti, suoni intensi e carichi, questa la sonorità offerta dall’album nel quale gli OverFourteen riescono a dare il giusto bilanciamento creando suoni che si intrecciano e si intersecano senza mai sopraffarsi a vicenda. Ogni strumento ha il suo momento e si mette in gioco alternandosi con gli altri ma lasciando il dovuto spazio alla voce. E’ evidente inoltre come nei brani, caratterizzati da sonorità vivamente progressive, non si risparmiano mai a quei lunghi e piacevoli assoli che rimandano ad una viva voglia di fare rock, e che gli amanti del genere potranno profondamente apprezzare. Quest’intensa carica è data già dalla prima traccia “Giudizio universale”, non soltanto per la voce avvolgente ed efficace, ma anche per quell’energetico assolo di chitarra che si ascolta dopo il terzo minuto. In “Paura di vivere” è intrigante l’inizio, un riff di chitarra morbido e graduale seguito da un’eccellente esecuzione del basso che con raffinatezza accompagna la voce. Una sonorità ben studiata che viene volutamente cambiata a circa metà del brano lasciando invece spazio a note più dure e determinate che vengono mantenute fino alla decisiva conclusione della traccia che si chiude con un assolo di chitarra al quale non si rinuncia mai. Un medesimo richiamo agli anni ‘80 è presente anche nell’intrigante “The witch” nel quale questa volta la band ha preferito proporre un testo in lingua inglese. Anche qui la parte strumentale predomina sul brano evidenziando ancora una volta la bravura di ogni componente. L’ennesima dimostrazione di quanto la band abbia a cuore la parte strumentale è data dalla sesta traccia “Route sixty six”. Qui, dove la voce è del tutto assente, si preferisce dare libero sfogo agli strumenti che partecipano e si esprimono in successione regalando in complesso un brano che vale veramente la pena di ascoltare.

Degna di nota è la scelta della band di supportare l’ Onlus MeWe, fondazione che si occupa di sostenere un orfanotrofio nel Ghana, offrendo il 30% dei ricavati. Un motivo in più che ci spinge a sostenere la band ed a consigliare vivamente l’album, 43 minuti di buona musica ed un atto di solidarietà al tempo stesso!
Ancora complimenti da Rock Revolution!

Tracklist:
1. Giudizio universale
2. La paura di vivere
3. The witch
4. Super Flash
5. Wc
6. Route sixty six
7. Cosa le dirò
8. Lunapark
9. Fire in the room

La Band:
Fabio Foroni: Tastiera
Mauro Coluzza: Chitarra ritmica e solista
Massimo Frascarelli: Batteria
Stefano Folchi: Basso
Stefano Rinelli: Autore, Voce solista

MySpace: http://www.myspace.com/overblog
Sito Web: http://www.overfourteen.eu

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Arbe Garbe & Chadbourne: “The great prova”

ArbeGarbeSe a qualcuno saltasse in mente la brillante idea di mischiare del buon punk e del folk popolare, sappia che ormai  è tardi perché gli Arbe Garbe  ci hanno già pensato. Un nome che ha fatto il giro dell’Europa e ha calpestato diversi palchi, una band frizzante ed allegra che vanta  tantissime date, tantissime presenze ed altrettante valide collaborazioni.

“Agropunk”, cosi definiscono il proprio stile, una miscela di rock/punk e tanti costumi del proprio paese e non solo. Una voglia di viaggiare alla scoperta di tradizioni di ogni genere, questo è ciò che trapela dagli Arbe Garbe che usano la propria musica dal sapore fortemente folk per sperimentare, imparare, tramandare. Ogni pretesto per i Arbe Garbe è buono per salire sul palco ed offrire al pubblico un’intensa carica fino a colpire sul profondo richiamando senza vergogna le tradizioni di ogni paese da loro visitato, puntando dritto al cuore. Un’idea geniale e sorprendente, quella di spaziare dal Rock al Folk avvicinando ed intrecciando due generi a tal punto da crearne un unico. Lasciano un segno in ogni palco che incontrano e portano dietro un ricordo ed una tradizione o costume da raccontare in un nuovo pezzo.
E da un passato decisamente attivo e vivo ecco dare alla luce il loro sesto lavoro: “The great prova” registrato completamente dal vivo e ricco di sorprese e vitalità. Il lavoro vede coinvolto il noto chitarrista americano Eugene Chadbourne, una presenza che amplifica l’iniziativa già singolare e geniale che gli Arbe Garbe propongono.
Nel disco, pieno ed intenso, la band promuove l’uso di diverse lingue e dialetti, dalla propria friulana, compresa a quella beneciana (minoranza slovena del Friuli), a quella di altre località richiamando le tradizioni popolari che gli Arbe Garbe hanno incontrato durante i loro viaggi.  Un disco espansivo e pieno di imprevisti e novità, in cui nulla è mai ovvio né scontato ed invece tutto è una sorpresa . Il disco è ben realizzato proprio per  la spontaneità e l’improvvisazione che solo il live può offrire riuscendo a  mettere in risalto anche la preparazione musicale di ogni componente .

Indubbiamente è una band originale in grado di coinvolgere maggiormente durante i  live rispetto all’ascolto  sul cd ed è per questo che lo staff di Rock Revolution si augura di avere presto  la possibilità di assistere ad un concerto degli Arbe Garbe.

Track list
01 Intro.
02 The Old Piano.
03 Vos Di Ploe.
04 Gastexe.
05 Why Kids Go To School.
06 Down The Drain.
07 Women Against Pornography.
08 Sawakkalakitcha.
09 Little Tunnel.
10 Cuk Se Je Ozenu.
11 Ollie’s Playhouse.
12 El Bus dal Cul Dal Mond.

Etichetta: CPSR produzioni

Componenti del gruppo:
Stefano Fattori – voce, mandolino
Federico Galvani – voce, fisarmonica
Flavio Zanuttini – voce, tromba
Toni Pagnut – violino, clarinetto, sax
Roberto Fabrizio – chitarra
Oscar Schwander – basso
Marco Bianchini – batteria

Con la partecipazione di Eugene Chadbourne

MySpace: http://www.myspace.com/arbegarbe
Sito Web: http://www.arbegarbe.com/

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Conditionblack – When I’m not

condition blackFinalmente una voce femminile!
I Conditionblack nascono nel 2006 e dopo cambi di line up si stabilizzano nel 2009 raggiungendo  l’attuale e definitiva formazione. Dopo “Nemesi”, il primo demo, si cimentano nella produzione delle nove tracce di “When I’m not” ,uscito nel febbraio 2010 per l’etichetta americana Arctic Music Records.

L’impressione che si percepisce sin dal primo ascolto è positiva e lascia una buon sapore, ma non basta per dare una definizione al genere da attribuire al disco. La voce della cantante trascina ed affascina , lo si può confermare: è davvero brava. Musica dura e cruda che si immerge in un Hard Rock a tratti Gothic/Dark. E’ difficile però, come già detto, etichettare lo stile dei conditionblack ad un solo aggettivo. Durante l’ascolto dell’album si trascorrono  momenti di intenso hard rock, come in “When I’m not”  o “In the Opa”, passando poi agli spazi dark di “Terror”.
Devil kills” è interessante sia per gli effetti che rendono efficaci le volute sfumature gothic  sia per i piacevoli arrangiamenti della chitarra. La voce di Sara, lo ribadisco, è senza dubbio un dono che ha saputo sfruttare, un timbro alto, pulito e sicuro nonchè adatto ed espressivo,  che riscontriamo in “Nobody alone”  brano nel quale la qualità del timbro vocale si apprezza ancor di più grazie all’abbinamento del suono della tastiera.
In generale gli strumenti ritagliano il giusto spazio alla voce e alla melodia sempre dinamica e varia, sebbene qualche ritornello non guasterebbe, anzi contribuirebbe a rendere i pezzi immediati e facilmente memorizzabili.
Più generi si fondono in “When I’m not”, con il risultato di un disco davvero “tosto” ma allo stesso tempo sicuramente orecchiabile e pieno di carica.
Nessuna correzione per quanto riguarda la tecnica caratterizzata da suoni puliti e da opportuni volumi.
I Conditionblack sembrano essere ancora in una fase di assestamento, fase in cui il carattere proprio del gruppo non ha raggiunto una completa identificazione, le idee convincenti però non mancano e questi 4 ragazzi sono sicuramente da tenere d’occhio!!

La redazione di Rock Revolution spera di sentir parlare presto dei Conditionblack.

Tracklist:
1. Bored
2. Feel the silence
3. Terror
4. Hidden in the dark
5. In the Opa
6. Devil Kills
7. Ophelia
8. When I’m not
9. Nobody Alone

La band:
Sara Giovinazzo: voce
Michele Santamaria: chitarra
Francesco Molinelli: basso
Chris Parisi: batteria

Partecipazioni:
Andrea Maddalone, Alessandro Paolini, Luca Scherani

MySpace: http://www.myspace.com/conditionblackband

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Nicodemo: In due corpi

NicodemoNicodemo,all’anagrafe Nicola Pellegrino, vanta di un ottimo curriculum; lo vediamo ritornare col secondo lavoro: “In due corpi”, un album dallo stile particolare, un genere cantautorato sperimentale che và elogiato a dovere.

L’album,  uscito nell’aprile per l’etichetta  La Fabbrica/Rai Trade,  è il risultato di un lavoro di otto mesi che ha portato ospiti  d’eccezione e la partecipazione di nomi di tutto rispetto come Luca Urbani (Soerba), Andy (Bluvertigo), Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi) e molti altri ancora.
In questo nuovo lavoro  ascoltiamo una voce enigmatica e calda, una tonalità cupa ma espressiva che rimandano a testi spontanei e contemporanei. A tratti  la stessa voce di Nicodemo  offre una opportuna dose di quiete, una buona soluzione nell’interpretazione di sensazioni, emozioni, umori..  Nicodemo è uno sperimentatore di suoni ”, compone e canta riempiendo pian piano quell’atmosfera che crea lui stesso coinvolgendo l’ascoltatore. Rivela la sua identità in questo modo, proponendo una musicalità che si sposa in maniera geniale con i testi ed i tanti momenti sospesi tra suggestione e riservatezza , una continua ricerca di un suono che trasmetta efficacemente la sensazione di ogni parola. L’album è l’insieme di viva armonia che sfiora più generi, dal pop al rock. Dieci intriganti brani che collocano l’album in un alto gradino della musica cantautorale italiana.
Quando più musicisti di alto livello vengono messi accanto non si può fare altro che ammettere di aver di fronte un capolavoro. E’ un disco vincente, sia nei testi che nelle musiche e non ascoltarlo è quasi un peccato.

Tracklist:
1. Le pareti
2. Alice dorme
3. Cambierei
4. Opto per la radio
5. Telenovele
6. Strano
7. Bella ed elegante
8. La reciprocità
9. Praticamente impossibile
10. Autunno

Collaborazioni:
Nicodemo: Voce, Basso, Piano e Synth
Gaetano Maiorano: Chitarre
Giampiero Virtuoso: Batteria
Vanessa Cremaschi: Violino
Andrea Ruggiero (Operaja Criminale): Violino
Daniela Lunelli: Violoncello
Sergio Caggiano: Viola
Emanuele Esposito: Batteria (“Telenovele” e “Opto per la radio”)
Alessandro de Marino: Clarinetto

MySpace: http://www.myspace.com/nicodemocantautore

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Mores: Il mio show

MoresAncora una volta ci troviamo di fronte ad una rock band che predilige l’italiano, dimostrazione che il rock italiano non è in discesa come molti pensano. Parliamo questa volta dei Mores, una band di recentissima formazione che è già al suo primo lavoro discografico: “Il mio show”. Da un progetto nato nel 2008 infatti i Mores  propongono un album, registrato presso il Feel Good di Milano, rappresentato da ben 15 interessanti tracce e da un deciso clima rock.

Un sound che si avvicina al sempre più diffuso brit-rock, una musicalità che, con bravura, è stata proposta in lingua italiana, ultimamente favorita all’inglese come già accennato; fa sempre piacere scoprire come la musica italiana si mantenga attiva e viva tra le band emergenti.
In questo lavoro ci si imbatte in testi che si rivelano all’altezza della musica, caratterizzata essa stessa da spunti strumentali interessanti, come quelli  che possiamo apprezzare in “La preda” o “L’incudine”, o ancora da arrangiamenti eseguiti con fermezza e voglia di mettersi in discussione, come in “Ancora nevica”.  I Mores sono in grado di dare pepe ad ogni pezzo con sfrontatezza, dall’energetica “Libera” alla suggestiva “Ancora nevica”. Quindici brani attraverso i quali spicca una voce impeccabile e dal tono appropriato che rende ottima la traccia “Circe”; discorso a parte merita la coinvolgente “Radio bambolina” che propone all’ascoltatore un sound immediato e piuttosto equilibrato. Particolarmente bravo poi è il bassista che non si limita a restare in disparte come accompagnamento ma sceglie di farsi ascoltare, di essere presente e dare sapore ad ogni brano. Testi che si lasciano tranquillamente ascoltare e un sound deciso rendono  “Il mio show” indubbiamente un buon disco di rock italiano.
I Mores dimostrano un’ottima preparazione tecnica e tanta voglia di suonare ed esprimersi.

Nessuna pecca, solo complimenti ed i più vivi auguri da Rock Revolution!

Tracklist:
1.Binari del vento
2.Radio bambolina
3.L’incudine
4.Mare di luglio
5.Senza una certezza
6.Alter ego
7.Libera
8.La preda
9.Circe
10.Laura
11.Ancora nevica
12.In un attimo
13.Come sulla seta
14.Viola fra i diamanti
15.Il mio show

Componenti:
Massimo Severo Sestu: voce e chitarra
Gianluca Porcu: basso
Carlo Pippia: batteria

MySpace: http://www.myspace.com/morestheband

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]