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Tre Allegri Ragazzi Morti: verso il dub

TARMSaltiamo la parte che riguarda le presentazioni dal momento che la storica band friulana ha già distribuito il proprio biglietto da visita per tutta l’Italia riuscendo a farsi conoscere come ottima punk/rock band.

I Tre Allegri Ragazzi Morti, o TARM, avevano deciso di sbalordire i fans con il loro album intitolato “Primitivi del futuro”, con il quale avevano chiaramente voltato pagina e proposto un genere che più si avvicinava al raggae. Ma le sorprese non si fermano qui perchè a distanza di pochi mesi scopriamo che i TARM riescono a lasciar senza parole un’altra volta: mancano pochi giorni infatti all’uscita del nuovo album “Primitivi del dub” che rappresenta il secondo passo e la ripresentazione dell’album precedente in una versione decisamente dub. Ecco quindi che viene dato spazio alla sperimentazione e al mescolamento di diversi generi che trovano ampi spazi in ciascuna traccia facendo predominare la parte strumentale su quella vocale. Come un buon disco dub qui troviamo un grande lavoro dedicato ad un gioco di effetti ed allo studio dei suoni, ed un po’ meno rispetto a “Primitivi del futuro” alla voce di Davide, che viene leggermente modificata e contornata da un effetto simile ad una eco.

La realizzazione del disco rappresenta un viaggio, una maturazione o una direzione verso luoghi sconosciuti. Quasi immediata è la sensazione che i TARM si lasciano andare ad un’evoluzione sonora, verso suoni sempre più fantasiosi ma di facile ascolto. Non dispiace ascoltare l’intero disco, consigliato per un viaggio in macchina e qualsiasi altro

Tracklist:
01 – La dubbata delle ossa (feat. Andrew-I)
02 – Childhood Dub
03 – Righteous Dub
04 – Re-Make Dub (Djibouti Session)
05 – Moon Dub
06 – Codalunga Space Echo Invaders Remix Dub
07 – Gianni Boy Raw (feat. Rankin’ Alpha)
08 – Mina Dub
09 – La cattedrale del dub (feat. Mama Marjas)
10 – La rivolta dell’avvocato
11 – Primitivi del dub

LINEUP:
– Davide Toffolo – voce, chitarra
– Entico Molteni – basso
– Luca Masseroni – batteria

MySpace: www.myspace.com/treallegriragazzimorti
Sito Web: www.treallegriragazzimorti.it

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Those Furious Flames: ecco Trip to Deafness!

TFFLa band ticinese nasce nel 2003. In questi anni di attività live si esibiscono in diverse località in giro per l’Europa: dalla Svizzera all’Italia, Olanda, Germania e Bulgaria. Intanto arricchiscono la propria discografia alla quale si aggiunge Trip to Deafness, il terzo album in studio, prodotto dall’etichetta Bagana Records, dopo “She’s Great”(2008) ed il secondo LP (2009).

Un album intenso e degno di essere catalogato tra i dischi dalle sonorità forti e rocciose che l’hard rock riesce a tirar fuori e a soddisfare gli animi degli amanti del genere. L’album, non a caso, presenta 10 tracce marcate da un dinamismo che ricorda i grandi degli anni ’80, carichi ed energici come i Those Furios Flames. Andiamo dunque ad ascoltare quella voce roca protagonista in ogni pezzo e partecipe di quel senso di crudezza condita dalle note solide e decisive degli strumenti. Il suono che ne esce fuori è pulito e ben regolato, accompagnato da una batteria capace di dare potenza e condurre chitarra e batteria in un gioco di intrecci che creano un ambiente acceso ed incontrollato.Una dopo l’altra le tracce meriterebbero una descrizione a parte ma ci limitiamo a segnalare i pezzi migliori di tutto l’album (in realtà sono tutti eccezionali).
“Beware of the night” comincia con forza trascinando l’ascoltatore verso una sonorità coinvolgente e libera. E’ qui che si nota quanto i musicisti amino usare i propri strumenti quasi come fosse un gioco, alternando i suoni, sfidandosi quasi come fosse una gara su chi ha l’ultima parola.
Quando si ascoltano i Those Furios Flames si ha l’idea di come sappiano suonare con piacere e passione e gli assoli ne danno prova, invogliando ad alzare sempre più il volume. A tutto volume abbiamo ascoltato ed apprezzato particolarmente anche“Captain”, “I’m Alive” e “When the city is sleeping”.

La band riesce a muoversi lungo il pentagramma, coltivando ed impostando il genere con abilità e sicurezza. A livello tecnico non c’è nulla da sottolineare se non che tutti i componenti hanno mostrato una capacità musicale di alto livello.
Che dire? Aspettiamo di vedere un loro live!

TrackList:
01. Hell Yeah
02. Captain
03. On Top Of Me
04. I’m Alive
05. You’re Like A Drug
06. Lords Of Soul
07. Beware Of The Night
08. When The City Is Sleeping
09. Fuck The Rest
10. Trip To Deafness

LINE UP
Yari Copt (Vocals)
Yann Nick (Guitar)
Joe Napoli (Guitar)
G.B. (Bass)
Red Jack (Drums)

MySpace: http://www.myspace.com/thosefuriousflames
WebSite: www.thosefuriousflames.com

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

“The first moon”dei Two Moons

Two MoonsDa quattro menti ambiziose parte nel vicino 2009 il progetto dei Two Moons che vede la sua formazione nella città di Bologna.  In pochissimo tempo la band riesce a dare forma al primo lavoro, un EP disponibile ormai da qualche mese nei diversi music store online.

Un ambiente  psicologico ed introverso emerge da questo EP d’esordio intitolato semplicemente “The first moon”, nel quale si apprezzano quattro brani dal carattere particolare e caratterizzante dei Two Moons. Il genere proposto richiama a sé diverse sfumature che si avvicinano al dark wave che verso la fine degli anni ’70 e nei primi ’80 si diffondeva tra le nuove generazioni di quegli anni; e se lo scopo della band era quello di fare un salto indietro e  far rivivere quei momenti, evidentemente il disco si traduce in un esperimento riuscito.
I Two Moons mostrano determinazione e sicurezza in questo primo lavoro nel quale appaiono con chiarezza diverse idee originali e piene di buoni presupposti, obbligatori quando l’intenzione è quella di discostarsi dagli standard e proporre qualcosa di innovativo. Di questo cd assaporiamo le elettrizzanti  “My Oxigen”, “Lost”, “Turn Off” e “Cloud”, tutti dei validissimi brani che potrebbero diffondersi facilmente tra gli amanti del genere, ognuna con una propria qualità. La voce assume un ruolo fondamentale e centrale, calda al punto giusto ma sempre mantenendo un appropriato distacco combinata nella giusta armonia ad un cocktail omogeneo di suoni. La produzione del disco ha complessivamente dimostrato come il progetto potrebbe essere portato avanti con successo e con la giusta ambizione, tutto dipende da come queste ottime idee potranno essere sfruttate e realizzate in un prossimo lavoro che noi speriamo di poter conoscere ed ascoltare  presto!

LineUp:
Nils, Emilio, Mr. Rips, Ale

The First Moon:
01. My Oxigen
02. Lost
03. Turn Off
04. Clouds

WebSite: http://www.twomoons.it/
Myspace: http://www.myspace.com/2moonsproject

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

“Forgotten silence”, il nuovo album dei The Lotus

the lotusNata nel 2002, la band dei The Lotus sembra essersi data da fare, sperimentando e proponendo qualcosa di originale che potesse discostarsi dagli ormai standardizzati generi, fino a creare un marchio identificativo proprio della band. Preceduti da un’ottima fama, che certamente male non fà, giunge in redazione “Forgotten Silence”, loro ultimo lavoro.

La caratteristica dei The Lotus non si evidenzia semplicemente per l’indiscutibile bravura tecnica e musicale di ogni componente, ma anche per la capacità di generare e modellare l’ambiente, modificato poi a proprio piacere con soluzioni efficaci ed incisive. Il clima fresco e libero che si genera si traduce in un dinamismo eccentrico capace di far viaggiare l’ascoltatore, già carico di adrenalina ed energia.
Potente e fluido, parliamo di un progetto la cui forza è difficile da ritrovare, proprio per quell’approccio che si manifesta diretto e sciolto ma allo stesso tempo ricco sempre di suoni puliti e accurati. Una ventata di originalità che in Italia si scova di rado, il tutto miscelato e raggruppato in un disco che non può lasciare indifferenti.
La prima traccia, “Dramagothika”, è un brano che cattura già durante i primissimi istanti. Colpisce, introducendo l’ascoltatore in un ambiente misterioso ed  oscuro che pian piano si schiarisce e per rivelarsi nella sua totalità nella seconda metà del pezzo momento in cui la voce si piazza senza presunzione, al momento giusto e nel modo giusto, trasformando le prime impressioni in un contesto accogliente ed accessibile.
Tra i tanti punti di forza della band non è assolutamente da trascurare il fatto che la band possieda la capacità di inserire in ogni momento la giusta nota, con la giusta distorsione ed un adeguato volume, sfruttando ogni attimo ed ogni spazio, proprio come si costruisce un puzzle, in cui ogni pezzo ha uno spazio assegnato, e ciò che la band dimostra si traduce in una forte professionalità.
Anche in “Fall in Time” ascoltiamo un brano forte ed energico, in cui la band mette in risalto proprio quella capacità di cui si parlava poco sopra, ovvero di mutare l’atmosfera, alternando note decise e potenti ad un successivo clima più quieto. Cambiamenti mai bruschi o fastidiosi per l’ascoltatore, tutt’altro: un atteggiamento che riesce a rimanere impresso nella mente, che facilita la memorizzazione del pezzo e la capacità di riuscire a canticchiarlo in un secondo momento.
E’ interessante anche come i The Lotus sappiano gestire più momenti rendendo i pezzi variegati discostandosi dalla monotonia, cosa che non sempre riesce. Ogni brano si distingue dall’altro, riuscendo a trasportare e condurre il pubblico da periodi di puro stile black a rilassanti pezzi pianistici, mantenendosi sempre fedeli allo stile costruitosi. Ecco gustare, a tal proposito, quel viaggio musicale che dal black/gothic di “Belloon City” e “Andromeda’s mother”, conducono verso la tranquilla “I will Come to you” dove il piano si immerge in un contesto ben costruito ed approfondito, contribuendo a trasmettere le emozioni che i Lotus si impegnano a dare in ogni brano, senza pretese ma con il giusto carisma.

La realizzazione dell’album, sicuramente uno tra i più interessanti che ci arrivano in redazione, è frutto di un progetto riuscito appieno e che merita di essere sostenuto e portato avanti. Appoggio che non mancherà certamente da Rock Revolution.

Tracklist:
01. Dreamagothika
02. Fall In Time
03. Enchained Melody
04. Don’t Be Surprised
05. 48
06. I Will Come To You
07. Andromeda’s Mother
08. Balloon City
09. Forgotten Silence
10. Lost In The Wind
11. Dreamagothika (Part 2)

Line Up:
RoX Capriotti: Vocals//Keyboards
Luca De Falco: Guitars//Vocals
Davor Batalj: Bass Guitar//Back.Vocals
Kristal: Keyboards//Programming
Marco Lanciotti: Drums

MySpace: http://www.myspace.com/thelotusrock
Label: CASKET RECORDS
Anno: 2010

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Blow in a Ball: l’ultimo album dei The Gosh

the goshLa band ligure, nata nel 2003, si mette all’opera subito raccogliendo un buon numero di presenze in diversi locali della propria regione e diffondendo pian piano la propria musica in tutto il nord Italia. Dopo l’ottimo responso di “Pineland” (2008, cd autoprodotto) esce nell’aprile del 2010 “Blow in a Ball” per la Seahorse Recordings.

Il contenuto dell’album consta di 9 brani, risultato di un’amalgama di generi che spaziano dal rock alternativo al new wave, avvicinandosi a tratti al funky. Caratteri coloriti e psichedelici emergono dall’ascolto dell’album e diventano incisivi sull’attenzione dell’ascoltatore che viene costantemente coinvolto.
Mettere “Very Confused” come prima traccia è stata una buona scelta, un buon inizio per l’album ed una buona presentazione dello stesso, un bel motivetto in grado di restare impresso nella mente inducendo chi la scolta a canticchiarla anche dopo.
Il cantante dei The Gosh  scandisce per bene le parole permettendo la comprensione del testo anche per chi mastica poco la lingua inglese, un aspetto che non tutte le band curano, ed in questo modo la scelta della lingua straniera non diventa un ostacolo. “Siren’s song” invece è un pezzo curioso e bizzarro, ma anche particolarmente stimolante, intenzione voluta dalla fisarmonica che dà colore e spunto a tutta la traccia. “Inner sun” è molto apprezzabile: la canzone è inizialmente prorompente, poi la voce lentamente conduce buona parte del pezzo e si fa protagonista mentre nella seconda parte il tutto viene nuovamente arricchito da momenti strumentali vivi e convincenti.
Un carattere particolarmente funky è decisivo in “Blow in the ball”. Voce rauca al punto giusto, un ingrediente azzeccato ed un’interessante soluzione che dà originalità e valore al brano che chiude l’album.

Che la capacità tecnica ed artistica della band sia completa e sviluppata è indubbio. L’album è ben fatto e lasciando spazio all’importante ruolo melodico all’interno della musica dà un senso di morbidezza in più momenti, compresi quelli in cui i riff sembrano più duri.
Non possiamo non elogiare la bravura che emerge da ogni singolo componente e da questo lavoro, frutto di una ricerca musicale ormai matura.
Auguri da Rock Revolution!

Tracklist:
01. Very confused
02. Jamie
03. Siren’s song
04. Orders
05. Butterfly
06. Inner sun
07. Love in action
08. Blow in a ball

I Componenti:
Luca: voice/ accordion
Bob: guitars / sick voices
Hector: bass
Felix: drums
Vj Lollo: visual effects on stage

MySpace: http://www.myspace.com/thefirstgosh
Sito Web: http://www.thegosh.com/

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Alla scoperta dei TUNQ

TUNQArrivano da La Spezia i The Unbelievable Noisy Quartet (T.U.N.Q). Il quartetto nasce nel 2007 e dopo l’assestamento dei componenti della band già nel 2008 si impegnano a produrre il loro primo EP definito dalla band “completamente fottutamente autoprodotto”.

E’ un bel lavoro, considerando che la realizzazione è frutto dell’utilizzo di strumentazione propria e della buona volontà dei componenti oltre alla fiducia che la band mostra nel progetto stesso.
Presentiamo quindi Giovanni Chiantone (voce), Matteo Fioravanti( guitar & backing vocalist), Alessio Sommovigo (bass & backing vocalist) e Francesco Bernardi (drum).

Potremmo definire il genere come un Alternative Metal dalle caratteristiche ibride, comprendente dunque più influenze musicali e, se è questo il tentativo della band, i ragazzi sono sulla buona strada; la band ha promosso l’inglese, scelta dovuta e che si adatta al genere.
L’ascolto dell’EP genera inizialmente un’atmosfera lenta e tranquilla con la prima traccia “Gordon R.I.P.” in cui la chitarra, in assenza di voce, si esibisce e si rivela pian piano, senza alcuna fretta, sbizzarrendosi alla fine del brano assieme agli altri strumenti. In “Lost Words” gli strumenti e la voce si scatenano dall’inizio alla fine esibendo un pezzo energetico e dinamico. “Dejavù” invece rivela delle alternanze musicali, con arrangiamenti curati e definiti. “White Flies” può essere definita “trascinante” in diversi momenti della traccia, bella è l’idea che dà il suono della chitarra dolce/graffiante e che rende dinamico l’intero pezzo. La stessa sensazione la si ritrova nell’ultima canzone “The end of everything”, una melodia interessante con la quale si chiude l’EP.
Peccato però per la qualità dell’audio (che comunque non compromette l’ascolto), ma non per questo la band và penalizzata dal momento che  questo piccolo deficit non ha oscurato le potenzialità della band che vanno al contrario elogiate sia per l’impegno che per l’ambizione che i componenti hanno trasmesso con la produzione di questo EP.

Attenzione: la band è ancora senza etichetta! Consigliamo dunque agli “addetti ai lavori” di tenerla d’occhio, in riferimento anche  all’uscita prossima del promo su cui ancora pare stiano lavorando. Nel frattempo la band ha firmato un contratto con la Sidefill Promotions (Extreme Agency).

Attendiamo anche noi di Rock Revolution con estrema curiosità le nuove creazioni e non ci resta che fare gli auguri ai T.U.N.Q. sperando di sentir parlare presto di loro e che possano trovare contesti in cui poter essere colti ed apprezzati.

MySpace: http://www.myspace.com/tunqlaspezia