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Isabelle Urla: “La ballata delle mosche” a suon di Rock

Isabelle UrlaEcco del genuino e pulito rock italiano. Da Treviglio (Bergamo) ci giunge in redazione l’album degli Isabelle Urla. La band nata nel 1996 conserva cinque ottimi musicisti che con grande esperienza e sapienza musicale hanno saputo produrre un disco completo e maturo. “La ballata delle mosche” è il biglietto da visita del quintetto, le cui sonorità saranno conservate e tenute a mente dai più.
Qui le prime impressioni contano e restano solide. Basta già il primo ascolto per potersi fare un’idea e capire di trovarsi davanti a dei pezzi di forte carica e consolidata espressività. Un rock italiano che offre un sound sostanzioso e piacevole, pronto a far provare delle vibrazioni che trovano origine nell’anima forte e sicura della band lombarda.
Negli otto brani italiani, i testi non sono mai casuali, frutto di un accurato studio che è stato dedicato ai testi quanto che alle musiche. Da questo grande impegno e costanza nascono dunque dei brani originali e naturali assieme a delle composizioni altrettanto interessanti che sapranno far presa facilmente sul pubblico.
“Panchinaro del sistema” apre il disco. I suoni si accostano con grande efficacia e dimostra come la band sappia gestire il proprio sound che si rende leggero e dinamico al tempo stesso. Gli assoli completano saggiamente i brani, dando compattezza alla già alta espressione sonora. Apprezziamo particolarmente la forte carica regalata da “La ballata delle mosche” e “La canzone delle nuove musiche”, quest’ultima più rabbiosa. Interessanti anche le intense “Lo Zingaro” e “Old Oraibi” che hanno invece un sound appena più leggero ma sempre fedele allo stile che la band via via prova a crearsi. L’album si chiude con la sorprendente “La Morsa” che vede la voce assieme al delicato suono del piano che piacevolmente accompagna e crea senza timidezza un ambiente malinconico e persuasivo.

Ciò che la band ha creato è un disco piacevole che può abbracciare il grande pubblico senza troppe difficoltà. Ci auguriamo si ascoltare presto il prossimo lavoro degli Isabelle Urla.

Tracklist:
01. Il Panchinaro Del Sistema
02. La Ballata Delle Mosche
03. Uno Zingaro
04. La Tua Polvere
05. Old Oraibi
06. Un Maestro
07. La Canzone Delle Nuove Musiche
08. La Morsa

ISABELLE URLA:
Riccardo Anelli: Voce, Basso
Francesco Matano: Chitarra, Cori
Guido Mainardi: Batteria, Cori
Alfredo Grassi: Chitarra, Cori
Matteo Casirati: Violino, Chitarra

MySpace: http://www.myspace.com/isabelleurla
WebSite: http://www.isabelleurla.com/

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Il Pifferaio di Pandora: il disco degli Unsense

Unsense Nati del 2004, gli Unsense conservano avidamente le proprie influenze che hanno permesso la loro formazione e che si palesano senza troppi giri di parole nella loro musica. Nasce quindi il “Pifferaio di Pandora”, un buon disco che auguriamo di ascoltare e gustare, possibilmente in ambienti rilassanti e calmi.

Sono dodici i brani che poniamo senza troppi dubbi in spazi che si nutrono di psichedelico rock. I suoni si contraddistinguono, limpidi e trasparenti, e creano l’ambiente che ricorda spesso i Pink Floyd. Ambiente arricchito da un’impronta blues tipica dei Doors, altra palese influenza, domata da una voce che inevitabilmente richiama alle menti la vocalità e la poesia del Re Lucertola, Jim Morrison. Così descriviamo le sensazioni che emergono dal primo ascolto. Più ascolti invece ci portano in una dimensione ancora più definita e studiata, in uno spazio creato volutamente dalla band per imprimere e trasmettere la loro orma, incidendo dei brani che rispecchiano le loro emozioni e il loro stato mentale. Con più attenzione quindi si nota una certa delicatezza che mantiene i suoni sospesi, contornati da luci soffuse e colori chiari. Tecnicamente i cinque musicisti dimostrano una mente ampiamente aperta ed accogliente, disposta a cantare in inglese ed in italiano togliendo in tal mono i paletti ed allargando il campo senza limitazioni. Potrebbe essere una strategia questa, così da catturare e mantenere viva l’attenzione e non stancare l’orecchio. I brani contengono poi pennellate di vivacità ed espressività, che mai dispiacciono ma che al contrario permettono di abbandonarsi ai suoni che fluidi abbracciano l’ascoltatore e gli stessi musicisti.

Un disco intenso, un mezzo di trasporto, un viaggio senza origini né meta e cinque musicisti in grado di guidarci verso una profonda immersione. Questo è “Il Pifferaio di Pandora”.

Tracklist:
01. Intro
02. Contact me
03. Ritornerò e brucerò
04. London track
05. Dying breed
06. Calori eterni
07. The bitch song por dios
08. LA blues
09. My new direction
10. Indian sun
11. Crisalide
12. Il pifferaio di Pandora

Formazione:
Alan: chitarra,piano,tromba
Paolo: chitarra,effetti
Davide: basso,effetti
Matteo: batteria
Samuele: voce…
La copertina è stata realizzata da Corrado Roi (illustratore delle tavole di Dylan Dog).

MySpace:  http://www.myspace.com/theunsense

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Ecco le “Dodici storie nere” de Il Club dei Vedovi Neri

il club dei vedovi neriNascono le “Dodici Storie Nere”, raccontate con eleganza e classe dal Club dei Vedovi Neri. Un altro lavoro in grado di discostarsi dalla musica italiana standardizzata per proporre un lavoro insolito e distintivo.

“Dodici storie nere” è l’album d’esordio di questa band, legata particolarmente alla nostra lingua che chiaramente è comprensibile ed aperta a tutti e contribuisce ad esaltare la trasparenza e l’identità della band.
La musica qui proposta è inserita perfettamente in un contesto il cui scopo è quello di ricreare un ambiente che ricorda quello tipico dei cantastorie anglosassoni. Così è facile ricordare le popolari ballate inglesi, in chiave italiana ed ovviamente più moderna ed innovativa.
Le dodici oscure storie studiate per dodici brani vengono narrate attraverso il linguaggio comune, che è proprio quello musicale, seguendo una concezione che si allarga ad abbracciare più di un genere in modo da creare un lavoro variegato e piacevole per un pubblico allargato e misto. Importanti e fondamentali, assieme alla voce calda ed intima di Francesco, sono i testi che esprimono e raccontano di emozioni, fantasie, tormenti e paure dei protagonisti. I brani, tanto espressivi quanto stravaganti, meritano un acuto ed attento ascolto per una buona comprensione dei testi e delle parole. Alcuni ricordano la famosa “Geordie” di Fabrizio De Andrè, in particolare la nona traccia, “Dicembre”. Da ogni brano è possibile estrarre il tocco personale e caratterizzante, ingrediente che rende i brani l’uno diverso ed autonomo rispetto all’alto. La chitarra è seconda protagonista e conduttrice dei suoni e delle musiche che creano un immaginario contesto coerente ai testi ed ai racconti.

Un insieme di storie che mostrano un certo livello musicale ed una certa qualità. Musiche italiane oscure e mistiche indubbiamente piacevoli da ascolto hanno le basi per rendere il disco interessante ed avvincente.

Track List:
01. Letizia
02. E’ l’ultimo
03. Lungo il fiume
04. Meglio di niente
05. Il giorno di una rosa
06. Quando canta il gallo
07. Il violinista
08. Presto o tardi
09. Dicembre
10. Non è un sogno
11. Seconda pelle
12. Tra le sue mani

Registrato e Mixato da: Claudio Brizi e Massimiliano Giannuzzi
Claudio Brizi: chitarra, basso, piano, ukulele, mandolino, armonica
Francesco Casarini: testi, voce, armonica, percussioni
Davide Barbatosta: tromba
Paolo Carloni: piano
Giulia Matteucci: voci
Renato Raineri: batteria

MySpace: http://www.myspace.com/ilclubdeivedovineri
Sito Web: http://www.vedovineri.it/

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Ivan Mihaljevic & side effects: Destination Unknown

Mihaljevic IvanDall’ascolto di “Sandcastle” non avevamo dubbi sul talento compositivo e musicale del giovane chitarrista, ma Ivan ha voluto rimettersi alla prova riuscendo anche questa volta a dare conferma delle sue capacità degne delle alte aspettative alle quali si punta. E’ con piacere dunque che ci ascoltiamo le sue note e riproviamo i brividi che soltanto del Rock ben eseguito riesce ad offrire. Parliamo dell’ultima fatica di Ivan: Destination Unknown.

L’ulteriore conferma delle potenzialità che questo giovane musicista, sempre più sulle orme dei grandi chitarristi del rock, sta coltivando e lasciando crescere in dismisura. Lo stile, di alta qualità come nel primo disco che avevamo ascoltato e gustato, viene leggermente perfezionato da piccole differenze che in alcuni degli undici brani di cui è composto l’album incidono pur non cambiando la realtà musicale di Ivan, resa sempre più dinamica ed inattesa. Continuando dunque l’inevitabile confronto con il primo lavoro da solista, in Destination Unknown emerge facilmente una maggiore compattezza tra gli strumenti questa volta più coinvolti. Anche la voce dello stesso Ivan qui è più presente e pronta a rendere l’ambiente aperto ed più accessibile, frutto di un’ architettura sonora appositamente studiata ed ordinata. Così “Istant Star”, “The Course”, “Shadows” e soprattutto la magica “Post Apocaliptic” mettono a nudo le capacità vocali di Ivan, ma senza mai far dimenticare la sua grande capacità compositiva che si evidenzia in “The Pirates Song” o nella lenta “Sorry”, brani che ricordano la dedizione e la cura dell’autore. In particolare si scopre in “The Pirates Song” un talentuoso bassista, Majiki Jagunic, ed un ottimo batterista, Alen Frljak, che in “Your Plane Flew Away” come in ogni brano riesce ad esaltarlo e completarlo. Prova di come il chitarrista sia circondato da ottimi musicisti che hanno contribuito notevolmente a rendere l’album invitante e brillante. L’idea di alternare pezzi strumentali a brani cantati è ottima soprattutto perchè mantiene alto l’interesse dell’ascoltatore incuriosito, che non sa mai cosa aspettarsi dalla traccia successiva.

Un disco per nulla scontato e colmo di sorprese ed inattese. Un disco che dimostra quanto Ivan stia crescendo e maturando proseguendo un percorso con lo stesso zelo e impegno che avevamo già esaltato nella prima recensione. L’ennesima conferma che l’artista ha un futuro non trascurabile davanti a sé.

Tracklist:
01. Instant Star (Add Water)
02. The Curse
03. Choosh Pies
04. Post-apocalyptic Images
05. Dreamscapes
06. Shadows
07. The Pirate Song
08. Sorry Pt.I
09. Your Plane Flew Away
10. Sorry Pt.II
11. Hollow Wish

Line Up:
Ivan Mihaljevic – Voce
Majiki Jagunic – Basso
Alen Frljak – Batteria / Percussioni
Brett Garsed – Chitarra su “Dreamscapes”
John Denner – Chitarra su “Dreamscapes”
Phil Hilborne – Chitarra su “Your Plane Flew Away”
Marko Osmanovic – Voce su “Your Plane Flew Away”
Igor Tatarevic – Tastiere
Danko Krznaric – Hammond
Josip Mihaljevic – Tastiere

On MySpace:  http://www.myspace.com/ivanmihaljevic

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

I Fiori: ecco un EP della band pugliese

I fioriI Fiori, una band pugliese dalle sonorità allegre ed attive che dal 2006 ad oggi conta numerose presenze live presenta il proprio disco d’esordio. Si tratta di un EP costituito da tre brani:

“Che Cuglia” (che in gergo dialettale significa “scroto” ma in questo caso non assume un significato figurativo) presenta un ritmo semplice e facilmente orecchiabile; è uno di quei brani il cui motivo si impara facilmente e resta impresso nella mente permettendo dunque un maggiore coinvolgimento nei confronti dei testi. Anche la voce rende assai l’idea che la musica di questa giovane band richieda una particolare attenzione per il messaggio che ogni parola vuol dare e ciò riesce proprio grazie ad un’acuta interpretazione dello stesso Pasquale che cerca di far trapelare enfasi… Il secondo brano è “Ministro” e anche qui i giovani pugliesi tengono caro il proprio carattere e ciò che ne risulta un pop-rock gradevole ed orecchiabile. “Voglio te” è il terzo brano: parte la tastiera e subito dopo un interessante riff di chitarra, poi torna la voce a cantare e a condurre il brano per tutta la sua durata.

In complesso i Fiori hanno delle buone idee di cui avvalersi e da sfruttare, idee che vanno maturate e coltivate con la stessa passione con la quale prende l’avvio un progetto, pertanto ci auguriamo che tali idee possano concretizzarsi in una futura realizzazione di un intero album.

Brani:
01. Che Cuglia
02. Ministro
03. Voglio Te

Formazione:
Pasquale Radogna: Voce
Donato Moscano: Chitarra
Francesco Porrari: Tastiere
Potito D’Adamo: Basso
Federico Moscano: Batteria

MySpace: www.myspace.com/i_fiori

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

Recensione: “Sandcastle” di Ivan Mihaljevic

ivan mihaGià nei primi minuti di ascolto si inizia ad avere la sensazione che ciò che si ha di fronte è un grande lavoro ed il nome di Ivan Mihaljevic  (Zagabria – 1986) potrebbe diffondersi nel giro di poco tempo, visto che il giovanissimo chitarrista ha già raggiunto una maturità artistica di qualità e degna di lode.

Dai 14 anni, quando cominciò lo studio della sei corde frequentando la Rock Accademy, ad oggi il talento del ventiquattrenne si decisamente consolidato ed affinato fino a sviluppare uno stile sempre più personale e completo.
Ciò che emerge dall’ascolto del suo primo album “Sandcastle” è professionalità e qualità, un’insieme di sonorità e musicalità seducenti ed estremamente piacevoli, sebbene a colpire particolarmente sia la capacità dell’artista di utilizzare un difficile “linguaggio”, riuscendo a far  “parlare” la propria chitarra oltre che a saperla suonare con abilità e sicurezza. E quando il suono riesce a trasformare note in parole amalgamando il tutto in una miscela di emozioni anche in assenza di testi allora l’artista ha centrato il bersaglio. E’ proprio il caso di “Sandcastle” , album costituito da quattordici tracce, tutte singolari e senza ripetizioni, in cui Ivan esegue fedelmente quello stile al quale è riuscito a dare una certa personalità.
Il primo brano, “Sandcastle” come il nome dell’album, è immediato e Ivan senza sfrontatezza si mette subito in gioco presentando la sua linea musicale, ormai delineata e consolidata. Gli arrangiamenti che vengono proposti sanno essere complessi e semplici al tempo stesso permettendo di mettere facilmente in evidenza anche la qualità della scelta stilistica maturata.
Ivan  intende mostrare e trasmettere il suo piacere di suonare e lo fa attraverso suoni che si estendono dalle calde e pulite sfumature di “Cascading Mirrors” al forte sapore rock di “Bulldozer” creando atmosfere suggestive ed elettrizzanti, per poi  trasportare l’ascoltatore verso le consuete melodie eseguite in acustico, di “Friend” o “Reindrops”. Anche “Shimmering Karma” merita di essere selezionata tra i brani migliori dell’intero disco, energetica e coinvolgente, rivela appieno la personalità del chitarrista che come in ogni pezzo fa trasparire se stesso durante la sua esecuzione.

Ivan è una bella scoperta  ed il disco che abbiamo ascoltato è un lavoro di rilievo, in grado di occupare un alto gradino della musica internazionale.  Senza ombra di dubbio, dovrebbe essere apprezzato dagli aspiranti chitarristi, se non da fan di artisti del calibro di Joe Satriani o John Petrucci, che ritengo possano essere citati nel contesto. Sui passi di questi artisti il giovane chitarrista croato ha davanti a sé probabili orizzonti di successo, cosa che ovviamente speriamo e gli auguriamo vivamente.
E se fosse lui il prossimo “Guitar Hero” a calpestare il palco del G3?

Tracklist:
01. Sandcastle
02. Cascading Mirrors
03. Distant World
04. Bulldozer
05. Questions In My Mind (Part. I)
06. Hi-Tech Orient
07. Questions In My Mind (Part. II)
08. Spring
09. Empathy
10. Macedonian War Song
11. Friend
12. Shimmering Karma
13. The Road To Nowhere
14. Raindrops

Line-Up
Ivan Mihaljevic: guitar, vocals, keyboards, programming percussion
Majkl Jagunic: bass
Craig Devine: drums

Sito web: http://www.ivanmihaljevic.com/
MySpace
: http://www.myspace.com/ivanmihaljevic

[Recensione a cura di Ida Parlavecchio]

“Moonless”: demo autoprodotto dagli IlluNe

IlluneLa band nasce nel 2006 ed in breve tempo riesce a farsi notare con la partecipazione a più eventi in diverse località italiane e non. Dopo un periodo ricco di attività live sfornano il loro primo demo  autoprodotto: “Moonless”
1.Clone
2.Lies to avoid
3.Moonless
4.Killed Inside.

Gli IlluNe non rinunciano ad un approccio travolgente e di forte impatto:  i quattro brani, che rappresentano l’anima dei cinque componenti della band, propongono un coinvolgente rock/metal sperimentale. Fà sempre piacere sapere che ci siano band che tentano di discostarsi dalla base e la bravura degli Illunes sta proprio nell’essere riusciti, in modo distinto, a comporre un demo ricco di spunti musicali personalizzati.
Ogni traccia ha una caratteristica e l’impressione che dà il primo ascolto è quella di una competizione tra i brani stessi, rendendo quasi difficile per l’ascoltatore sceglierne il brano preferito, tutti con ritmi corposi ed in evoluzione che mantengono sempre l’impronta sonora della band. Già nella prima traccia, “Clone”, gli IlluNe presentano la propria identità e ci riescono senza difficoltà. Chitarra e batteria sono complementari, viaggiano parallelamente lasciando sempre spazio alla voce, che è un marchio per la band. La specialità della band è dovuta proprio al timbro vocale di Danilo e la tastiera di Giuseppe di cui è indubbia l’esperienza musicale.
C’è intesa tra i componenti, non suonano soltanto ma comunicano tra loro, parlano, usando note ed assoli anzichè parole. La batteria di Lamberto scandisce bene i tempi, mai scontati; accompagna col basso Stefano, valido ed affidabile; Mario con la sua chitarra completa i pezzi arricchendoli di assoli forti e decisi, il giusto tipo di musicista per questo genere. “Moonless” è la terza traccia. Un brano esclusivamente stumentale che si impegna a scovare la propria identità, un viaggio faticoso e non sempre raggiungibil. Una cosa è certa: quello degli IlluNe è  un sound difficile da trovare in giro, adatto a chi ama uno stile così grintoso eed energico.
Da un punto di vista tecnico i suoni sono puliti e curati, frutto probabilmente di bravura ed evidente esperienza di ogni componente accumulata negli anni.

Non ci resta che aspettare i lavori futuri degli IlluNe  azzardare degli elogi alla band che ha catturato un genere sperimentale e originale.
Tantissimi auguri dallo staff di Rock Revolution!

MySpace:  http://www.myspace.com/illune