William Wilson - Just for you not for all“Just For You Not For All”  è un disco folk d’autore caratterizzato da forti tinte dark e da psichedelie minimali che conferiscono alla semplice linea melodica dell’album, sua vera forza, quella dinamicità e quelle delicate sfumature sonore atte a sostenere degnamente la potenza vocale del nostro cantautore siracusano, la cui forza e bellezza non passano di certo inosservate.
Un’autoproduzione di 10 tracce, quella di “William Wilson”, che si manifesta come  “epifania” e insieme “work in progress” della nuova rotta intrapresa dal nostro cantautore. Una rotta che condensa e modella in una nuova  forma, quella intimistica e solista, gli svariati e molteplici stili musicali adottati nel corso della sua prolifica carriera artistica (ben 15 dischi fra Ep e Full lenght di vario genere.)
L’idea iniziale di Wilson era quella di produrre un disco interamente “unplugged” in qualità di cantautore e chitarrista, ma l’imprevedibilità della creazione fa sì che non sempre le intenzioni siano rispettate, dirigendo l’opera verso una composizione “in progress” appunto.
Ecco  allora che sul tappeto sonoro d’origine acustica, grazie anche alla collaborazione di Giuseppe Forte (tastiere,chitarre e missaggio) e Francesco Inturrisi (basso), si innestano bassi, batterie (anche elettroniche), organi, piani, escludendo però per scelta l’utilizzo delle chitarre elettriche.
Per quanto riguarda i temi dei testi al centro di tutto c’è la vita reale, vissuta, sofferta, tradita, ed esaminata attraverso gli occhi di due mostri sacri della letteratura mondiale:
Boris Vian, poeta e jazzista francese dalle cui poesie William trae ispirazione per ben 4 brani del disco:
“Je Veux Une Vie En Forme D’Arete”,
“Y A Du Soleil Dans La Rue”,
“Pour quoi Que Je Vis”,
“J’Aimerais/Tout à été Dit Cent Fois”.
E  Gregory Corso, poeta della Beat Generation da cui il nostro “prende in prestito”
“The Wreck Of The Nordling” (brano che apre il disco) e “Song” (una divertente filastrocca…) adattandole alla sua musica.
Nel disco sono inoltre presenti “Incurable”, dei Piano Magic, riletta in chiave acustica e la sensazionale “Song to The Siren” di Tim Buckley.
Interamente di William sono invece la lisergica “Wonderful Nightmare”, e l’ironica “Red Iron Man”.
Un lavoro in cui la dolcezza della lingua francese si alterna all’incisività di quella inglese rivelando i tratti  peculiari del nostro artista e di conseguenza della sua musica: dolce ma incisiva!Un album però da ascoltare sicuramente più volte, se si vuole veramente riuscire a coglierne il suo senso intimo.

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